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“No agli esami in aula”. L’ira dei sindacati su Azzolina

di Francesco Sarnacchiaro [oggiscuola.com]

“No agli esami in aula”. Piovono pietre sul governo e pesanti nubi di incertezza si addensano sula prossima prova di Maturità. I sindacati scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals Confsal, Gilda) dichiarano guerra alla Azzolina che, accusano, annuncia le sue decisioni sui social o alla tv ma non concorda con il mondo della scuola la road map per la ripartenza che al momento, ribadiscono i sindacati, non è possibile.

Le critiche
Anche i dirigenti scolastici, Anp Associazione nazionale presidi, esprimono «notevoli perplessità» sulla scelta di far svolgere gli esami ai ragazzi a scuola. Manca un protocollo di sicurezza, avvertono i sindacati che anche sul ritorno a settembre nelle classi frenano. Non ci sono gli investimenti per affrontare la ripresa delle lezioni in sicurezza: per sdoppiare le classi di infanzia e primaria servirebbero 3 miliardi, per gli organici di quella di secondo grado servirebbero almeno 2 miliardi e mezzo. In tutto per la riorganizzazione servirebbero «almeno 5,6 miliardi e altri 6 per ristrutturare le scuole». Dati che fanno dire ai sindacati un netto no agli esami in aula.

I numeri
E il numero massimo di alunni per classe dovrebbe dimezzarsi: ora la media è 21 nell’infanzia, 19 nella primaria e 20,5 nelle superiori. Al massimo dovranno essere 12. Come il totale dei miliardi necessari per far ripartire la scuola per i sindacati. D’altra parte si parla di una realtà che coinvolge 8 milioni di studenti e quasi un milione di docenti distribuiti in 42.500 plessi scolastici. Per tutti occorrerebbe istituire presidio sanitario interno. Prese di posizione che già hanno scatenato la reazione durissima delle famiglie che non possono gestire i figli in casa e il lavoro. Anche perché va sottolineato che la didattica a distanza per chi è riuscito a realizzarla ha richiesto la cruciale collaborazione delle famiglie.

I docenti
Ma non si può certo dar torto ai docenti, ai presidi e a tutto il mondo che ruota intorno al nostro sistema educativo quando affermano che in questa emergenza la Scuola è stata messa in secondo piano. Almeno fino ad ora ci si è più meno affidati all’iniziativa degli istituti e delle famiglie con risultati ovviamente molto diversi a seconda della realtà sociale nella quale vive l’alunno. Dunque rispetto all’appuntamento più vicino, quello della Maturità, dove si chiede un netto no agli esami in aula. Ma anche in vista della riapertura dell’anno scolastico i sindacati chiedono la nomina di un commissario per l’emergenza che agisca in fretta e come si fa quando si affrontano le conseguenze di un terremoto.

Le richieste
«Occorre una figura come quella che ha messo Milano nelle condizioni di avere un ospedale in 10 giorni, o come quella che ha fatto il ponte di Genova senza trascurare le relazioni sindacali. Vogliamo qualcuno che abbia la capacità decidere e che conosca i problemi dei territori», chiede la Cisl scuola. La Cgil ha insistito sulla necessità di un «protocollo di sicurezza precondizione per fare l’esame di Maturità in presenza». Altrimenti resta un netto no agli esami in aula. Non si procederà «senza prevedere il distanziamento, la sanificazione, e senza sapere con certezza quali sono i dispositivi di sicurezza dovranno essere predisposti, con un ragionamento nuovo che riguardi anche il personale Ata», insiste la Cgil. I sindacati incontreranno il ministro giovedì prossimo e hanno indetto una giornata intera di assemblee su tutto il territorio nazionale per il 13 maggio.